sabato 4 gennaio 2014

Perché continuo a praticare Aikido.

****** AVVERTENZE E CONTROINDICAZIONI ******


  1. Questo post non sarà nè breve nè sintetico.
  2. Sarà slegato, non scorrevole.
  3. Questo post potrebbe essere di qualche valore solo per me stesso, e per i 3/4 gatti che mi sono vicini nella vita.
  4. Per tutti gli altri: se almeno una volta non ti sei mai fortemente eccitato con la fantasia di essere un uchi-deshi all'hombu, la lettura di questo post potrebbe risultare estremamente pallosa. E, a pensarci, anche chi ne ha avute di fantasie simili potrebbe trovarlo palloso.
  5. Per chi mi detesta, al di là delle lungaggini, si possono trovare utili indicazioni per farlo ancora di più.
  6. L'autore del blog (io) declina ogni responsabilità. E questo già da molto tempo.

domenica 14 settembre 2008

Facce da Hombu: Nicola Rossi

Gomenasai, gomenasai ( ovverosia scusa all’ennesima potenza), avevo detto che avrei chiuso il blog una volta tornato in Italia, ma che avrei prima trascritto un’intervista con un ragazzo italiano che da più di tre anni vive, lavora e studia Aikido all’hombu a Tokyo, insieme ad una piccola, semi-seria, guida all’Hombu dojo. Invece l’ultimo post data 27 Novembre 2008... a mia difesa posso dire che dopo un anno passato in giro per il mondo, il rientro in Italia è stato “pesantuccio” e, in qualche modo, non me la sono sentita più di scrivere niente. Ora che ho fatto pace con l’Italia, Milano, il lavoro, la tangenziale est, il TG 1 ed altre amenità simili sono pronto a onorare alla mia promessa.

Il ragazzo italiano si chiama Nicola Rossi, viene da La Spezia, ed è stato una preziosa fonte di informazioni mentre ero in Giappone. L’intervista è nata dalla constatazione che all’hombu c’è una nutrita pattuglia di stranieri di diverse nazionalità, ma d’italiani ce ne sono solo 2 ! e quindi mi è venuta voglia di premiare chi, lasciando tutto e tutti, si è imbarcato in un’impresa così ardua di trasferirsi a Tokyo per studiare Aikido ed allo stesso tempo lavorare per mantenersi. E lavorare con i giapponesi non è esattamente una passeggiata di salute. Tra l'altro a Maggio maggio Nicola mi ha scritto che Ito Sensei lo aveva scelto come uke per l'embukai al Nippon Budokan, un onore non da poco.
26 Settembre 2007, Tokyo, Ichigaya Yakuoji, Casa mia e di Rossana.
Nome
Nicola
Cognome
Rossi
Professione
Maggiordomo (risata) ... no scherzo, cameriere in un Ristorante spagnolo...in Giappone.
Hobby ?
Aikido, Judo, BJ ( brasilian Ju-Jitsu)
Quando hai iniziato a fare Aikido ?
Sette anni fa a La Spezia, dojo “Nippon” con il M° Zoppi, seguendo la linea del M° Hosokawa.
E, come ti è venuto in mente di venire in Giappone a studiare Aikido ?
Approfondendo la pratica in Italia con il M° Zoppi mi sono appassionato all’Aikido, poi dopo i primi incontri con il M° Tada ai suoi stage è nata l’idea di venire a vedere e conoscere direttamente il posto dove si sono originate le arti marziali nipponiche. Dopo la laurea ho fatto il primo viaggio a Tokyo, un po’ per premiarmi un po’ per mettermi alla prova.

lunedì 26 novembre 2007

Micro-guida al pianeta hombu per aikidoka intergalattici.

Un po’ ci ho pensato se valeva veramente la pena di scrivere questa semi-seria guida all’Hombu, più esperti potrebbero farlo meglio, non contando che, in veste d’inesperto, chissà quali castronerie potrei scrivere ed essere pubblicamente, non mi viene il termine…sputtanato, forse ?
Quando ho deciso di scrivere il blog sulla mia esperienza all’Hombu la motivazione è stata molto semplice: un blog del genere non l’avevo trovato quando cercavo informazioni per preparare il mio viaggio in Giappone, ne avevo trovato uno simile di un americano che aveva raccontato la sua esperienza di principiante d’Aikido, ma non era la stessa cosa, la persona in questione era venuta a Tokyo per lavoro e dopo aveva deciso di provare praticare Aikido, quindi con un punto di vista troppo “vergine” per la mia fame d’informazioni. Tra l’altro dopo la mia esperienza posso dire che molte cose non sono esatte, o, perlomeno, non sono esattamente ritratte per come io ho le ho viste.
Lo stesso vale per questa micro-guida, l’avrei letta in un fiato se l’avessi trovata in Rete; perciò alla fine scrivo qualcosa che avrei voluto che qualcun altro avesse scritto.
Un’avvertenza: se siete di quelli che stanno pianificando un viaggio a Tokyo per praticare Aikido, e, ulteriormente, siete anche di quelli che le cose le vogliono scoprire da soli, un tipo di persone che ammiro ma che non mi assomiglia punto, allora non continuate la lettura, vi brucereste il piacere di fare da soli, appunto. Per tutti gli altri, buona lettura.
Una seconda avvertenza, vi siete già stufati immagino, per non essere ingiusto verso il posto e le persone che lo animano, dovrò giocoforza incrociare due punti di vista differenti, fare un po’ di flash-forward, il contrario del flash-back: la distanza tra il modo in cui ho visto/giudicato la prima volta le cose e come le vedo ora a volte è così grande che sarei ingiusto a riportarne solo uno dei due.
Da dove si comincia ? ma dall’ingresso e dalla reception naturalmente ! do per scontato che una volta letto l’indirizzo dell’ Hombu Dojo, d’ora in poi solo HD, sul sito web siate stati capaci di raggiungerlo con un po’ di pazienza e mappa del metro di Tokyo in mano, se così non fosse stato…direi che forse è il caso di rivedere le vostre priorità di apprendimento prima di affrontare la pratica dell’Aikido.
Arrivata in loco ci si trova davanti ad un edificio che assomiglia più al quartiere generale di una fabbrica di tessuti del comasco più che al centro mondiale dell’Aikido, ma non deprimetevi, una volta cominciato a praticare con un filo di regolarità vedrete che incomincerete inopinatamente ad amarlo quel casermone grigio a 3 piani( 4 per i giapponesi, ma di questo parleremo dopo).

giovedì 27 settembre 2007

La vera natura della hombu dojo...

io non ve la posso dire ;-) 6 mesi sono niente in Giappone, come mi è stato detto più volte il minimo per "iniziare" a capire sono 3 anni, ed io non me li posso permettere. Però posso riportare quello che ho visto e sentito.

Non ho girato tutti i dojo nel mondo per cui non posso essere sicuro al 100% di quello che dico, ma credo che l'Hombu, inteso come comunità di praticanti, edificio, tatami ed infine i Sensei, sia un posto unico per chi ama praticare l'Aikido. Non è che si respiri un'aria particolare, all'inizio sembra tutto sin troppo ovvio e banale, e non è neanche che i praticanti siano il massimo che si possa trovare molto spesso, ma...ma la concentrazione e continuità di allenamento che questi tatami hanno visto e vedono a mio avviso danno qualcosa di invisibile ma in qualche modo tangibile al praticante. Ci vuole del tempo però per apprezzarlo, non basta una visita di poche settimane ahimè. Senza fare troppa filosofia, ed utilizzando esperienze che altri hanno fatto, non io, si può dire che il lato OMOTE dell'Hombu Dojo è facilmente raggiungibile, quello URA un po' meno. E questa questione dell'URA e dell'OMOTE sembra essere caratteristica di tutta la vita giapponese non solo dell'Aikido.

Ed a me cosa rimane nel gi dopo questo periodo ?


giovedì 23 agosto 2007

Fine dell' Aikido Academy e breve introduzione a Yokota Sensei.





Ieri sera è finito il nostro corso dell'Aikido Academy, ed è finito anche l'uso di questa denominazione visto che all'Hombu già annunciano il prossimo corso come Aikido Gakko ( Scuola d'Aikido), chissà che in questa decisione non c'entriamo anch'io, Rossana e Davide : ) ... scherzi a a parte non so come interpretare la decisione di chiamare il corso "Gakko" e non più Academy, ed infatti non lo farò.
Abbiamo fatto i nostri esamini con il M° Kanazawa mentre purtroppo Seki Sensei non c'era, via per uno dei tantissimi stage che sta facendo all'estero, e lunedì ci sarà la consegna del diploma dalle mani del Doshu. Al di là dell'esito dell'esame in posso iniziare a fare un bilancio dell'esperienza che abbiamo fatto in questo corso, bilancio che non ha a che fare però con l'esperienza fatta nelle classi regolari, di quello che ho imparato, o creduto di imparare, al 2° ed al 3° piano; quel bilancio lo farò prima di chiudere il blog e lasciare il Giappone, e manca ancora qualcosa più di un mese.

Come tutti i bilanci che non siano truccati o falsi anche questo ha i suoi attivi e passivi, le sue luci ed ombre. Il primo punto è la didattica, ed a riguardo ciò che mi ha spiegato uno esperto di insegnamento in Giappone poco tempo fa è stato illuminante, testualmente: " In Giappone l'onere della comprensione è tutto a carico dello studente". L'Academy ( beginner) è un corso per principianti sì, ma inteso alla giapponese. La ricerca di una preparazione esaustiva, come pure la voglia di fissare alcuni punti tecnici di base, sognando forse che in Giappone avrei potuto trovare le "basi" ortodosse dell'Aikido, sono andate deluse. Dal punto di vista meramente tecnico sento di saperne meno di quando sono partito. Nel mio primo anno di Aikido nel mio dojo ( che è uno qualsiasi rispetto al mondo ) ho imparato molte più cose, in 5 mesi non ho fatto neanche un ushiro-ukemi ( a proposito qui la fanno pochissimo in ogni caso) un mae-ukemi, di shikko o suwari-waza neanche a parlarne, kotegaeshi è stato introdotto solo l'ultimo mese di pratica: insomma se fossi stato un principiante assoluto avrei avuto non pochi problemi a racappezzarmici. Valga per tutti l'esempio del nostro amico Davide che vivendo a Tokyo è venuto a fare Aikido senza sapere nulla prima di entrare sul tatami del 4° piano il primo giorno di corso: se non ci fossi stato io a passargli tutte le cose che sapevo avrebbe avuto grandissimi problemi a continuare, e nonostante ci si stato io (abbiamo quasi sempre praticato insieme in questi mesi..si sa i gigantoni gajin non li vuole nessuno) ieri dopo l'esame mi diceva che non sapeva bene adesso come affrontare la pratica nei corsi regolari senza qualcuno che gli desse qualche spiegazione...l'ho rassicurato che ci sarà sempre qualcuno che sarà pronto a dargli spiegazioni. Altra nota dolente è stata la presenza di diversi Sensei oltre a Kanazawa e Seki, che spesso hanno mostrato modi differenti, agli occhi di un principiante va da , di eseguire le tecniche, argomento che di cui ho scritto nel post " Ma che Ikkyo fai ?". Ma il punto è proprio questo, l'assunto di fondo di questa didattica giapponese è diverso da quella occidentale. Al di là dei diversi talenti che apprenderanno in modo più o meno rapido e più o meno bene, cosa che accade ovunque, mi sembra di poter dire che l'insegnare in Occidente è "democratico" nel senso che ha come scopo di fornire a tutti indistintamente i mezzi per capire e, almeno in teoria, si propone di far progredire ogni studente allo stesso livello minimo condiviso. Al contrario in Giappone mi sembra che si lasci tutto all'iniziativa dello studente, se ne vuoi sapere di più devi chiedere e darti da fare, perché non ti sarà dato tutto quello che ti serve, te lo dovrai guadagnare. Se poi posso dire di avere imparato qualche cosa all'academy è che...lo standard non esiste, bisogna osservare tutte le variazioni che ti vengono proposte eppoi elaborarle personalmente, quindi ho smesso di angustiarmi per sapere "come" si fa ikkyo, ma faccio tutto quello che mi viene proposto e... que sera sera.
Il secondo punto è stato invece l'intensità della pratica, e qui il Giappone non ha rivali. All'Hombu, ed all'Academy ancora di più, si pratica e...si pratica, si pratica, si pratica. Il silenzio seppure non sia assoluto regna quasi sovrano durante la lezione, i tempi morti sono ridotti al minimo, e la ripetizione in quantità industriale è il mezzo primario di comprensione. Ci sono sì spiegazioni verbali, ma comparate a quelle a cui sono abituato sono nulla. Ecco, questa intensità mi ha soddisfatto, e già temo al mio ritorno in Italia di essere bollato come rompi#### quando cercherò di replicare lo stesso con i miei compagni di pratica.

In sintesi sono contento di questa esperienza, e come potrei non esserlo, ma probabilmente con il senno di poi, come sempre succede, non so se rifarei questa scelta di venire all'Academy per principianti. Forse, ma questa è una mia personalissima opinione, se dovessi trovarmi nella scomoda posizione di consigliare qualcuno in merito azzarderei che dei tre corsi dell'Aikido Gakko quello su cui puntare è quello advanced, sia perché si rivolge a chi di Aikido ne ha già masticato un ma soprattutto per la stima immensa che ho per i due insegnanti che lo tengono, il M° Kobayashi ed il M° Osawa: didatticamente tra i migliori.

Ed ora:

Yokota Sensei !

Adesso che sono libero dagli impegni dell'Academy l'ultimo periodo lo voglio dedicare a fare tutte quelle classi che per una ragione o l'altra non sono riuscito a fare sinora. E stamane ho incominciato da Yokota Sensei. Il M° ha fama di tenere una classe molto tecnica ed ostica per i principianti oltre che di un certo spessore atletico. Ma stamane mi sono divertito: difficile è difficile, la sua velocità di esecuzione è notevolissima, ed i contenuti tecnici che propone sono di rilievo, ma il fatto che faccia spesso cambiare partner dà sempre la possibilità di trovare qualcuno che ne sa di più di te e possa darti una mano, tra l'altro sembra che alla sua classe vengano tutti, ma proprio tutti, i giovani uchideshi e giovani Maestri.

Abituato oramai da 5 mesi a lezioni beginner e regular dove vengono proposte poche, pochissime tecniche, e sempre quelle, frequentare la lezione di Yokota sensei è una piacevole sorpresa: in effetti mentre cercavo di combinare qualcosa con i miei partner ho pensato che per la prima volta mi è sembrato di assistere ad una lezione e/o stage in Italia, dove la varietà tecnica è sempre abbondante. La cosa più interessante, per me, della lezione è stata un'indicazione di Yokota Sensei sul ma-ai corretto da tenere in suwari-waza, ed in particolare per fare shomen-uchi ikkyo. All'inizio non capivo perchè invitasse l'uchideshi suo uke a sferrargli un calcio frontale dalla posizione di suwari-waza, poi dopo che ha segnato una immaginaria linea sul tatami e ci si è messo dietro rispetto all'uke ( unito al fatto di aver colto nel discorso la parola ma-ai) la cosa mi si è chiarita, anche grazie alla conferma del mio partner giapponese. Di più: lo sferrare il calcio frontale lo ha poi fatto Yokota stesso, invitandonci ad entrare con il primo passo sull'attacco con gamba e braccio insieme oltre che sottolineare molte volte, toccandosi la pancia, che il sollevarsi dalla posizione di attesa di tori non è verso l'alto, ma verso l'alto "in avanti". Questa parte della lezione è venuta dopo che il resto del tempo il M° Yokota ci ha fatto lavorare sull'entrare sull'attacco di shomen-uchi in diversi modi per eseguire kokyu-nage, e soprattutto ci ha invitato ad usare un movimento di entrata che, per la mia poca esperienza di Katori, si chiama ukenagashi, entrando quindi dentro l'attacco con un movimento che ricorda la ricezione di un colpo mantenendo il ken all'esterno del corpo puntato verso il basso per poi entrare e tagliare sul collo di uke. Ecco un kokyunage così non l'avevo mai visto, ed anche Nicola
dopo la lezione me lo ha confermato.


C'è stato anche un momento di vera comicità quando Yokota dopo aver portato a terra Suzuki Sensei con un kokyu-nage appunto, colto da improvviso raptus si è lasciato cadere a terra con il braccio del suo uke saldamente nelle sue mani e...
con un buffo sospiro ha chiuso con la classica leva del ju-jitsu che si vede spesso nei combattimenti di MMA, che data la mia ignoranza conosco solo con il nome inglese correntemente usato, armbar ( o armlock), e non quello originale giapponese. Vabbè, al di là del nome è stato un gesto così inaspettato e buffamente eseguito che ha prodotto una risata collettiva della classe.

martedì 7 agosto 2007

Facce da Hombu I : Gianfranco Scimone


Dogma: I sensei dell’Hombu non si intervistano, a meno di non essere Stanley Pranin o giù di lì. C è una questione gerarchica da rispettare, di quella gerarchia però che noi occidentali neanche ci immaginiamo chè non è una forma od insieme di regole/procedure ma piuttosto, qui in Giappone, un sentimento. Detto questo, io non ero molto interessato a intervistarli, dopo qualche mese passato all’Hombu quelli che più mi interessavano come figure erano i praticanti di lungo corso, quegli occidentali che per scelta di vita o d’Aikido si sono fermati in Giappone per lungo tempo; ero interessato alle storie di Hombu, e qui ne circolano, vere o no che siano, tantissime, ed anche ai come ed ai perché di questi aikidoka. Nella mia fantasia queste interviste le avevo chiamate Facce da Hombu. In questi mesi l’idea è rimasta tale, relegata nel limbo delle Buone Idee Ma…luogo che in qualche modo tutti abbiamo da qualche parte, e non ne ho fatto niente.


Poi un giorno parlandone con Gianfranco, che è un po' il decano degli italiani all'Hombu, pronti via abbiamo deciso di farla, un po’ per gioco un po’ per vedere come veniva. Via di seguito ho individuato alcune persone con le quali mi sarebbe piaciuto parlare, e ne abbiamo pianificate alcune. Se saranno interessanti o no il giudizio spetta a voi, a me basta premettere che non vado cercando “enormi rivelazioni all’ultimo secondo” sull’Aikido ma piuttosto piccoli dettagli, storie minime e ricordi ed impressioni di chi ha fatto dell’Hombu Dojo e dell’Aikido la propria casa. Ci incontriamo con Gianfranco su di una terrazza di un ristorante dall’italianissimo nome di “Napulè” a Roppongi, dove appunto, nonostante un’improbabile, sulla carta, gestione nippo-brasiliana, il pranzo è stato degnissimo e piacevole. E dopo avere scolato dell’ottimo vino abbiamo cominciato…insieme a me c’era il M° Cardia di Milano, da qui in poi Emilio, e Rossana e sua sorella che però al solo profilarsi di un’altra chiacchierata d’ Aikido se la sono filata alla chetichella a fare siòpping.



Allora G. come sei arrivato in Giappone la prima volta?

G:…in aereo credo ( risata)

Vabbè…

G: No scusa, sono arrivato nel 1978, un amico mi aveva detto che c’era la possibilità di lavorare qui e sono venuto, un’avventura insomma venendo dalla Sicilia, allora il Giappone era molto diverso da oggi.

Quindi l’Aikido non c’entrava niente con la tua scelta ?

G: No. Di fatto, ho cominciato 2 anni dopo ad Osaka dove ero andato per fuggire dal caos di Tokyo in cerca di un altro Giappone.

E come hai cominciato, ma soprattutto dove …

G: ad un certo punto mi è venuta voglia di cominciare a fare una di queste arti marziali giapponesi, ma allora non era come oggi, non c’erano grandi possibilità di avere informazioni per cui sono andato in alcuni dojo di Karate, Judo a vedere un po’ com’era sino a che non sono capitato in uno di Aikido, che a differenza delle altre era un AM che non conoscevo assolutamente. Sono rimasto affascinato da quello che ho visto ed ho deciso di cominciare.

Chi era il dojo-cho ?

G: me lo vuoi proprio far dire, eh ?

Si

G: Steven Segal

Tombola. Devo dirti che a me personalmente della figura di SS non interessa nulla e non ha contribuito per niente alla mia scelta di fare Aikido, ma un po’ curioso lo sono, dai racconta…

G: Bè, adesso con il senno di poi posso dirti che era un Aikido molto duro. Sono rimasto al Dojo di SS per due anni ma devo dirti che quando poi sono ritornato in Italia non ho continuato nella pratica, credo soprattutto perché pur essendomi rimasto intatto l’interesse per l’Aikido non mi sono portato niente dentro di quell'esperienza, capisci ?

E SS ? te lo devo proprio tirare fuori con la tenaglia il gossip

G:Ma…io l’ho conosciuto bene, era una persona tranquilla e educata, sul tatami si dimostrava già un originale, spesso non metteva neanche il gi e l’hakama, lasciava che gli altri deshi tenessero la lezione e se stava in disparte in jeans e maglietta. Interveniva ogni tanto per fare delle correzioni. Ma si assentava spesso, andava in California dove stava cercando di entrare nel mondo del cinema dalla porta di servizio mandando suoi allievi a tenere corsi per i body-guard delle personalità di Hollywood. Vedi, nonostante gestisse il dojo con la moglie non è che di soldi ne avesse moltissimi, spesso ero io a doverlo portare fuori a mangiare, poi credo che sua moglie gli abbia detto che lavoravo nella moda ed allora ha cominciato ad aprirsi di più. Aveva le idee chiare, voleva andare a Hollywood e fare un film sul “Bushido” e come vedi in parte c’è riuscito. Di storie inventate raccontava moltissime credo , ci teneva a creare un alone di mistero attorno a sé ( in un libro io ho letto che diceva di essere stato un agente Cia ! Ndr)…sai conosco bene la moglie e me ne ha raccontate tante.

Però mannaggia mannaggia…

Mannaggia cosa ?

G: se gli fossi stato vicino…a quest’ora sarei sistemato a Hollywood ( risata )

E dopo Osaka ?

G: Ho lasciato il Giappone e ci sono ritornato nel 1995. L’Aikido l’avevo dimenticato, ma poi ho cominciato a praticare all’Hombu Dojo e le cose sono cambiate. Vedi, entrando all’Hombu ho respirato un’aria completamente diversa, c’era una bell'energia..

Te la ricordi la prima lezione ?

G:Come no ! sono andato alla lezione di Miyamoto Sensei per principianti al 2° piano e siccome avevo lasciato il mio di gi di Aikido in Italia me ne sono fatto prestare uno di Karate. Appena il Sensei mi vede viene da me, ed allora era più duro di adesso, e mi dice secco “ Nani kore ?” ( e questo cos’è ?) insomma un bell’inizio.

E come era Miyamoto allora ?

G: Con i principianti come oggi, gentile e disponibile ma su al 3° piano erano schiaffi che volavano, anche oggi ogni tanto, ma non come allora. Però a ripensarci la sua parola d’ordine è sempre stata “Relax, relax” . Ho praticato per 4 anni poi mi son fermato per un po’ perché c’era qualcosa che non mi entrava dentro dell’Aikido. Dopo poco ho avuto un brutto incidente di moto e sono rimasto fermo un anno, non pensavo che sarei ritornato, poi un giorno mi sono detto proviamoci. Sono andato alla lezione del M° Kuribayashi al 2°, e lui dopo avere salutato la classe mi guardato e mi ha detto "okaerinasai" vedi, questa è l’espressione che si usa nelle case giapponesi per salutare il rientro di qualcuno della famiglia, mi sono emozionato e da allora non ho più smesso di praticare.

Mi racconti del tuo Shodan ?

G: Io ho continuato a portare la cintura bianca per parecchi anni, praticavo per il piacere della pratica e di esami non ne facevo, poi un giorno il M° Osawa mi si è avvicinato e mi ha detto toccandomi la cintura :” non sarebbe ora di cambiare il colore della cintura ?” lì per lì son rimasto sorpreso ed ho risposto “ Betsu betsu” che è un’espressione di incertezza. Per cui non se ne è fatto niente, poi un anno dopo il M° Sasaki mi ha detto che era ora di fare l’esame, io ho detto di no ma un sempai mi ha detto che se il M° dice che è il momento non puoi rifiutare e così l’ho fatto. Pensare che il primo incontro con il M° Osawa è stato disastroso.

Perché ?

G:Mentre facevamo kokyu-ho il mio partner, un vero #####, vedendo che Osawa si avvicinava si è raccomandato di stringergli fortissimo i polsi, io l’ho fatto ed il M° s’è incazzato di brutto. Ho scoperto poi che questa era proprio una cosa che non sopportava, sono dovuto andare giù a scusarmi dopo. Comunque il M° Osawa era già quella personalità che è adesso, aperto, maturo, un grande insegnante.

E che Dan hai adesso ?

G: III° , ma vedi, davvero a me non interessa il grado. Venire a praticare Aikido è…una forma di misogi, quando entro sul tatami mi lascio dietro tutto ciò che di negativo la vita mi può portare, è un momento di grande intensità.

Quali sono i maestri che più ti sono piaciuti in questi anni d’Hombu ?

G:In questo momento sto seguendo il M° Yasuno, prima non riuscivo a capirlo ma da tre anni a questa parte le cose iniziano a tornarmi e la sua impostazione mi piace molto, oltre a questi nonostante le apparenze apprezzo la sincerità dell’uomo, il suo essere molto diretto. Per il passato direi Arikawa Sensei e Sasaki Sensei.

Arikawa, davvero ? sembra fosse veramente molto duro e brutale…

G: Poteva esserlo in effetti, poteva essere spaventevole sul tatami. Ma non con me. La prima volta che sono andato alla sua classe, ero ancora cintura bianca, il mio partner, un suo allievo, ha letteralmente cominciato a picchiarmi, me la stavo vedendo veramente brutta quando ho visto Arikawa sensei attraversare il tatami in diagonale, cosa inusuale, e venire da noi. Ha preso il mio partner è gliene ha date tantissime poi mi ha chiamato a praticare ed è stato gentile e morbidissimo. Mi sono sentito protetto. Del M° Sasaki posso cominicare a parlare adesso e non smettere più. Oltre ad essere un Sensei dell’Hombu è un personaggio straordinario, sul tatami un istrione ma anche e soprattutto un pensatore. La prima volta che l’ho incontrato da cintura bianca stavo andando a cambiarmi dopo la lezione dei beginner e passando davanti all’entrata dei sensei del 3° ho guardato dentro e lui vedendomi mi ha fatto segno di entrare e mi ha fatto praticare, sino ad allora non avevo mai osato andare al 3° piano. Sai come Sasaki finiva le sue lezioni ? No Quando tutti erano in seiza per il saluto finale diceva “Akaraku nakereba aiki janai” (senza luce non ci può essere aiki) e...tutti gli allievi dovevano farsi una bella risata ( lo fa ancora, dopo l’intervista siamo andati a trovarlo nel suo dojo privato dove insegna ancora e la risata finale la fa ancora fare!). Un giorno mi ha chiesto di fare da interprete per uno yudansha americano e mi chiese di dirgli che “Aikido is sex” di fronte all’evidente imbarazzo di quest’ultimo si è messo a ridere dicendo che l’Aikido è "Awaseru" (unione) esattamente come il sesso ! senza quest’unione non c’è Aikido, ma qualcos’altro ( sempre durante la nostra visita Sasaki ha indicato gli attributi dicendo la parte maschile è una buona cosa, ma senza quella femminile insieme non si può ci può essere Aikido, non ci può essere incontro ma solo scontro N.d.R.)

E gli altri sensei ? Endo per esempio ?

G: Endo sensei è bravissimo, straordinario ed originale ( io posso dire che il fatto che sia una sorta di star è un giudizio unanime all’hombu N.d.R.). Ha un grande ego, e forse è questo che mi allontana un po’ dal suo insegnamento. Mi piace moltissimo Seki sensei invece, un grande insegnante, un uomo di grande semplicità e dalla forza spaventosa.

(Emilio) Ma in questi anni cosa è cambiato all’Hombu con la presenza di tanti occidentali ?

G: Si è perso un po’ disciplina nei comportamenti, ma forse è inevitabile data la distanza che c’è tra i giapponesi e gli occidentali in termini di attitudine. A me piaceva venire all’Hombu anche per ritrovare determinati atteggiamenti e comportamenti che mi ricordano il Giappone che ho conosciuto e che stanno progressivamente sparendo. Piuttosto in tema di occidentali che vengono all’Hombu c’è una cosa che mi dispiace molto.


(Emilio) Cosa ?

G: La mancanza di Italiani, e non intendo visitatori, di quelli ce ne sono sempre tanti, ma di gente che venga e si fermi a studiare Aikido per qualche anno. Ci sono comunità da tutto il mondo qui all’Hombu, americani, francesi e spagnoli, argentini e brasiliani, ma di italiani quasi nessuno. Ed è un peccato perché la chance che si ha di vedere così tanti Sensei in azione in un unico luogo è di un valore inestimabile, soprattutto per avere dopo la possibilità di riportare a casa tutto quello che si è imparato.

Non sono d’accordo, sono d’accordissimo. Senti e del Doshu che mi dici ?


Che ha davanti a sé un compito molto difficile nei prossimi anni nel cercare di guidare un mondo in grandissimo movimento ed espansione come quello dell’Aikido.

Ultima domanda marzulliana...tecnica preferita ? quella che proprio ti fa godere quando la chiamano...

G: Shihonage

Ma dimmi la verità, ma perchè continui a fare Aikido ?

Ma che domande! per diventare come Steven Segal, no ? ( risata)



domenica 29 luglio 2007

Shochu-geiko ed altre amenità...

E' arrivato il gran caldo a Tokyo ( anche se stamane sembra essersi calmato grazie a Dio) ed è arrivato puntuale con l'inizio dello shochu geiko. Lo sochu geiko, letteralmente allenamento estivo, consiste in dieci giorni continuativi d’allenamento che, se portati a termine, ti danno la possibilità di avere una sorta di menzione d'onore per la partecipazione. Inizia il 23 di Luglio d’ogni anno e finisce il 1 d’Agosto; io, preso dalle mie cose, non mi ero neanche accorto che fosse iniziato, e l'ho realizzato solo dopo la classe dell'Academy del Giovedì, quando Kanazawa ci ha esortato a farlo ed ad impegnarci al massimo. Sono stato fortunato, giacché oramai mi alleno tutti i giorni e quindi lo posso finire anche se adesso dopo 7 giorni di fila qualche problema inizio ad averlo. In effetti, avevo promesso di non parlare più dei miei problemi fisici, ma il risultato della risonanza magnetica che ho fatto al ginocchio dx mi ha un po' depresso: rottura del corno del menisco posteriore. O meglio credo sia questo perchè discutere con un dottore giapponese che non parla inglese ma solo francese, alla giapponese però, è un’avventura che non consiglio a nessuno. Per cui mi alleno tutti i giorni, ma mi muovo come se camminassi sulle uova, con la massima cautela. Spero veramente che un giorno tutta questa forzata attenzione che devo mettere nell'allenarmi mi ripaghi in qualche modo, chè è uno stress non indifferente. A volte poi, per qualche residuo di machismo credo, non voglio comunicare il mio stato al mio partner e/o sensei di turno e magari vado incontro a qualche rischio...l'unico a cui proprio non ho potuto fare a meno di dirlo è stato Kanazawa, il quale ha la sana abitudine, quando passa a farti "sentire" la tecnica di tirarti giù senza tanti complimenti, uomini donne e bambini compresi, perciò gli ho detto durante l'ultima lezione :" Sensei, isa wa itamimasu" ( maccheronicamente significa sensei mi fa male il ginocchio) è lui ha annuito, si è appena infortunato anche lui, e mi ha lasciato stare. Invece lunedì scorso è venuto Sakurai Sensei a sostituire Seki ed ad un certo punto, visto che mi conosce dalle sue lezioni beginner, mi ha chiesto di fargli yokomen e visto che lo tiravo decentemente mi ha chiamato fuori come uke, ed io non ho detto niente, ma si sa...come dice Al Pacino alla fine del film " L'avvocato del Diavolo": " la vanità è il peccato che preferisco"...e sono andato a farmi maltrattare un po'.


Una buona notizia è che oramai da due settimane è arrivato a Tokyo il M° Cardia di Milano ( da qui in poi Emilio) per il suo abituale mese di soggiorno estivo a Tokyo. Lo conosco oramai da due anni, andavo a praticare al suo dojo ancora da mukyu, per cui è una presenza gradita qui: di fatto, lo invito ogni due per tre a tradimento a casa nostra a mangiare ogni sorta di manicaretto ed in cambio lo subbisso di domande sull'Aikido, sull'Hombu e sui vari Sensei. Sarà per i manicaretti o per la pazienza ma è stato una fonte preziosa di spiegazioni, spiegazioni di cui sono naturalmente affamato dopo 4 mesi di lezioni in giapponese .

Ieri per la prima volta ci siamo allenati anche di Domenica, per lo schochu geiko appunto, ed abbiamo fatto lezione con Irie Sensei al 4° piano. Il carnaio era ai massimi livelli, in questi giorni l'Hombu è strapieno di praticanti, ma la lezione è stata interessantissima. Come forse ho detto in un altro post Irie sensei, pur essendo venuto in Italia al seguito di Tada, non è conosciutissimo ma, secondo me, brillante come tecnica e capacità d’insegnamento. E' stato allievo di Tada, ancora oggi tiene la classe dei bambini al suo dojo, ma adesso segue Yasuno Sensei, il lavoro del quale è uno dei più ostici per un principiante. Spesso dico che il M° Irie è una sorta di corso introduttivo a Yasuno. Vista la folla sul tatami ci ha fatto iniziare con del suwari-waza, ed io con la coda dell'occhio mentre praticavo ho visto Rossana ( è bravissima, lei oramai si allena 4/5 giorni la settimana e sta anche facendo il sochu geiko anche se sospetto che lo faccia solo per avere il "Tenugui" di rito) che aveva a che fare con uno scorbutico giovane yudansha: siccome Rossana si mette sempre in una situazione d’assoluta umiltà rispetto agli altri praticanti non è infrequente che chiunque si senta in dovere di fare il Sensei con lei, a parte naturalmente lodevoli eccezioni. I giapponesi in media sono degli ottimi praticanti in termini d’atteggiamento, sono tranquilli e concentrati quasi mai violenti, ma quando sono giovani tendono ad essere aggressivi, forse per insicurezza o timidezza, come a volere stabilire subito una gerarchia. E' sono, insieme ai vecchietti assassini, una categoria di praticanti pericolosi per la propria sicurezza. In più non funziona il fatto di rendersi disponibili alla loro esecuzione, più lo si è e più si prendono spazio. Non ho il ricordo di avere mai iniziato a praticare con alcuno con forza, ma ho sempre aspettato di capire chi avevo davanti. Ora faccio più semplicemente, li maltratto, oculatamente va da sè, per qualche minuto e dopo, paradossalmente, sembra che si rilassino e non è infrequente che poi si stabilisca un buon rapporto, al 2° piano me ne sono fatto di amici in questo modo. Ma... Domenica ero stanco e mi sono irritato, per cui al cambio di partner mi sono subito preso il giovane yudansha con me. Irie sensei ha iniziato a mostrare il lavoro su Ikkyo che fa Yasuno che è molto difficile da comprendere. Scordatevi di fare i vostri tre passi per portare a terra uke, in realtà tori in qualche modo entra nel centro di uke con il secondo passo ma non chiude subito la tecnica, lo mantiene in sospeso, in equilibrio, quasi ad ascoltare la sua reazione e, spesso ( osservazione banale da principiante ) non va in avanti ma fa girare uke con un kaiten o comunque con un movimento di aspirazione ( sarà giusto?) che gli toglie stabilità sino a portarlo a terra. Per fare questo però ci vuole la collaborazione di uke, il cui lavoro su ikkyo, per esempio, è diverso da quello per così dire tradizionale. Non deve andare a terra battendo con la mano e piegando il ginocchio avanzato come reazione all'entrata di tori, ma piuttosto cerca di mantenere l'equilibrio sulla gamba posteriore, cercando allo stesso tempo di mantenere un peso ed una "spinta" nei confronti di tori. In sostanza il lavoro di uke più che di attaccare sembra quello di fornire a Tori un vettore di forza continua sul quale lavorare. Lo si è visto ancora di più, quando Irie ha mostrato iriminage: quando è passato a mostrarmelo mi ha chiesto di continuare l'inerzia della mia entrata, quindi non semplicemente tirandomi giù lui, e mentre mi faceva girare è stato come se...mi allungasse sino a farmi perdere l'equilibrio. Il mio giovane yudansha non ne sapeva niente di quest’impostazione ed è stato divertentissimo (per quanto, ahimé, poco aiki) farlo annaspare e correggerlo sino a mettere a segno una vendetta perfetta: dopo 3 turni che lo tenevo con me è scappato via a gambe larghe :-)

Alla fine della lezione poi ho avuto la bella opportunità di vedere in azione due bravissimi occidentali che studiano con Yasuno e sono in Giappone da anni, Patricia ed Ivan. Hanno lavorato davanti ai miei occhi per una ventina di minuti, e pur non capendo molto di quello che facevano è stato un bello spettacolo. Ho avuto modo poi di vedere questo stesso tipo di lavoro in azione Sabato dopo la lezione di Osawa Sensei al 3° piano. Avevo chiesto a Gianfranco di presentarmi una persona di cui molti mi avevano parlato benissimo, un certo Hector, argentino in Giappone da più di trent'anni ed allievo di Yamaguchi Sensei ai tempi. Il mio amico Xavier mi aveva detto che lavorare con lui era come avere a che fare con una montagna. Quando ci siamo conosciuti negli spogliatoi mi sono trovato davanti quello che, ve lo giuro, poteva solo sembrare il più gentile ed innocuo dei pensionati. Sorridente, ma molto attento: gli avevo chiesto l'opportunità di intervistarlo sulla sua esperienza all'Hombu, ma aveva rifiutato gentilmente pur chiedendomi un po' di cose sulla mia esperienza in Aikido. Dopo la lezione ci siamo trovati io, lui, Emilio e Gianfranco a parlare e dopo un po' Hector ha invitato Gianfranco a fare un po' di ukemi dopo la lezione, si chiama atogeiko, e devo dire che il gentile pensionato dal fisico improbabile si è trasformato. Ha fatto volare Gianfranco a destra e sinistra letteralmente, spesso poi chiedendogli di mantenere il contatto come appunto si vede nei video di Yamaguchi, per cui pur essendo a terra Gianfranco Hector lo aspettava tenendo la mano sulla sua e quando Gian si rialzava lo riproiettava ancora. La cosa che mi ha colpito è che Hector non guardava nella direzione di Gianfranco, ma aveva lo sguardo come fosse perso nel vuoto, ed Emilio mi ha spiegato che si fa così per aumentare la sensibilità di tori verso uke, non fidando sullo sguardo per capire "cosa" stia succedendo in termini di forze in gioco ma cercando di "sentire" invece. Dopo questo spettacolo Hector e Gianfranco sono ritornati da noi ed Hector mi ha fatto qualche domanda, dopodichè mi ha invitato a fare atogeiko con lui, sulle prime ho detto di no pensando al mio ginocchio, ma dopo ho accettato pensando all'opportunità che avevo di sperimentare in prima persona quel lavoro. Bè...è stato interessantissimo.
Nelle pause tra un volo ed un altro, e che voli...almeno per il mio livello, mi è parso fantastico che non avvertissi nessuna tensione nella sua esecuzione. Non ho mai sentito di essere tirato o spinto o neanche squilibrato, ho più avuto la sensazione che la proiezione nascesse in modo spontaneo: non è facile da descrivere purtroppo, ma sono sicuro che se avessi fatto quei voli con qualcun altro mi sarei scantato non poco, come si dice in siciliano. Pedissequamente ho provato a mantenere il famoso contatto e quando finivo a terra cercavo di non staccarmi da lui, qualche volta ci sono riuscito altre volte altre volte no, ma quando è andata è stato bello vedere come a fronte del mio rialzarmi lui mi guidasse verso un'altra proiezione in modo molto naturale. A posteriori mentre lo ringraziavo ho pensato che pur non avendo capito molto ho iniziato a intravedere come possa essere la pratica ad un certo livello ed anche a confermare il mio personale sforzo quotidiano, non sempre adeguato, a non usare la forza per fare le tecniche: so che questo è un ricorrente quanto spesso disatteso mantra aikidoistico ( "non userò la forza,non userò la forza,non userò la forza") , ma, seriamente, a volte può essere veramente molto frustrante, come per iriminage per esempio, non usare la forza, mi sembra che uke abbia sempre ragione del mio sforzo e che non funzioni nulla, ma poi mi dico che se dovessi contare sulla forza entrerei in un gioco dove sarei sicuramente perdente sul lungo periodo. Staremo a vedere...

Un'anticipazione, il prossimo post sarà una piccola intervista e troverete un po' di storie di Hombu e, per gli appassionati e meri curiosi, qualche chicca su Steven Segal...




Gambatte ne !

venerdì 20 luglio 2007

Miyammmmmmotoooooo !



Proprio non c'è l'ho fatta a trovare in Rete una foto migliore di questa di Miyamoto Sensei, ed è un peccato, perché se c'è un Sensei altamente espressivo e comunicativo ( attoriale quasi) all'Hombu sicuramente questo è lui, sarà perchè viene dal Kyushu, l'isola più al Sud del Giappone, che vuol dire che è un...terrone giapponese ( c'è proprio l'espressione " uomo del Kyushu" in giapponese per indicarne l'attitudine più passionale e calda)

Il mio primo incontro con lui data oramai 3 mesi fa nelle sue lezioni per principianti delle 7 ( è l'unico che ne tiene 3 alla settimana per beginner) e da subito l'ho trovato simpatico. In effetti non è infrequente, mentre si attende l'arrivo del M° in seiza, che Miyamoto lo si "senta" prima di vederlo. Ricordo che appena entrato sul tatami è cominciata una lunghissima sequela di buffissimi sospiri e grugniti che accompagnavano ogni gesto, dall'inchinarsi per il saluto verso il Kamiza a gli esercizi di stretching come a, naturalmente, l'esecuzione delle tecniche. Fisicamente è piccolo e robusto, con i capelli grigi ed un sorriso spesso divertito, ed a volte beffardo. Mentre mi scaldavo mi domandavo " ma questo chi è ?"
Poi abbiamo cominciato a lavorare e, come immancabilmente fa nelle sue lezioni beginner, ha cominciato proponendo Morotedori Kokyunage, mi correggo, il suo Morotedori kokyunage. Da descrivere è veramente arduo, si parte dalla presa che deve essere tosta e precisa ( il M° appartiene alla scuola "stritolami il polso s'il vous-plait") dopodiché fa il suo tenkan, molto ampio, e va in basso, ma moooolto in basso, porta il braccio sino a terra e si china in modo inverosimile. Quindi inizia un balletto dove muove più volte su e giù il braccio facendo perno sul gomito osservando il comportamento di uke e quando è soddisfatto inizia ad alzarsi, sempre lentamente, sino a ritrovarsi in verticale; non è infrequente che aggiusti ( in effetti la schiaccia con decisione) la testa di uke sulla sua spalla con la mano libera, eppoi finalmente proietta.
Questo lavoro proprio non lo capivo, mi piaceva l'energia del M° ed il suo comportamento sul tatami ma il senso mi sfuggiva.
Poi ho smesso di andare al mattino da lui, i problemi fisici mi costringevano a centellinare le lezioni e l'ho sacrificato non capendolo. Col passare dei mesi mi giungevano storie di Miyamoto che menava di brutto al 3° piano e che rompeva gli uchideshi, in effetti uno di loro è stato fuori uso per parecchio tempo, lo vedevo in giro col braccio fasciato al collo, e tutto questo ha fatto sì che non mi venisse una grande voglia di andare a praticare da lui non tanto perché temessi che facesse male a me che sono un semplice 5° kyu, ma che chi andasse alle sue lezioni fosse, come dire, "manesco".

Bene, niente di vero.

Ho ricominciato a praticare da lui dalla fine di giugno sia alle lezioni al 2° che al 3° piano, e posso dire che ciò che ho visto e "sentito" personalmente mi dice che Miyamoto è uno straordinario istrione, che la sua "durezza" esiste sì ma è anche molto recitata, che la sua attenzione a non superare i limiti di uke c'è ed è consistente. Certo l'uchideshi l'ha rotto veramente, ma questo ci sta, il rapporto che i Sensei hanno con gli uchideshi è diverso da quello che hanno con gli altri praticanti, lì si tratta di forgiare quelli che forse un giorno diventeranno Shihan e dovranno insegnare e dimostrare Aikido in tutto il mondo e che quindi devono e possono essere "temprati" anche furia di mazzate. Per intenderci, ho visto il M° Yasuno stampare il bokken in faccia ad Irie Sensei con ben altro atteggiamento.

Il lavoro che fa al 2° piano è naturalmente diverso da quello che fa al 3° ma in termini di principi credo che sia lo stesso. Se dovessi riassumere, sempre per la mia limitata esperienza, Miyamoto in una parola direi "massugu" , che significa dritto. La presa o l'attacco devono essere dritti, e richiede la massima precisione in questo. Lunedì è passato da me a mostrarmi una tecnica in katatori, ma quando gli ho preso il gi all'altezza delle spalle mi ha fatto un segno di diniego secco, quindi mi ha chiesto di prendere il suo polso e di spingere, ma anche in questo caso non era contento della presa al polso. Finalmente dopo un lungo lavorio ho capito cosa voleva, prima essere preso al polso ma da sotto, con il mio palmo verso l'alto, e quindi dopo un po' che spingevo dovevo passare alla spalla mantenendo la stessa direzione e spinta. Solo allora, contento, al suono di "so so so", ha fatto la tecnica. Se una preparazione così poteva sembrarmi bizzarra qualche mese fa ora che sono rotto a tutto, scherzo naturalmente, la cosa inizia ad essere sensata. Il suo eseguire la tecnica al rallentatore, non è infrequente che dica "mada mada" (aspetta, aspetta) al suo uke, serve a far sentire in ogni istante dell'esecuzione le forze in gioco, percezione che a volte si perde nella dinamica di un'esecuzione veloce. Questa lentezza nel mostrare le tecniche lo differenzia dagli altri Sensei.

Nella lezione avanzati di Mercoledì ci ha proposto in questo senso un esercizio esemplare. Ci ha chiesto di portare shomen-uchi e di fermarsi all'incrocio delle braccia in posizione jodan, poi lentamente mantenendo la reciproca spinta di scendere in chudan, allora e solo allora tori doveva spingere proiettando uke all'indietro. Quando me l'ho ha mostrato la prima volta sono finito a gambe all'aria senza essere in grado di organizzare una caduta decente e lui ha riso ( ride spesso, a volte come un pazzo, anche da solo) ...la seconda ora di lezione me lo ha rifatto e stavolta sono riuscito a stare in piedi abbastanza da capire quello che voleva trasmettere. Infatti questo esercizio lo ha mostrato come propedeutico all'esecuzione di shomen-uchi ikkyo, dove ai suoi uke, se si accorgeva che il loro attacco non era dritto, regalava proiezioni improvvise e schiaffazzi sulla faccia, niente di veramente violento comunque. A riprova di ciò devo dare una testimonianza personale, durante la seconda ora di pratica mi è capitato uno dei vecchietti assassini di cui ho già più volte parlato, e la nostra pratica non era molto "armoniosa" ( diciamo proprio che mi stava sulle ***) quando improvvisamente, dal nulla, è sbucato Miyamoto che mi ha messo le mani sulle spalle e sorridendo mi ha detto "relax, relax" ;-)

Quindi questo lavoro così lento, che sottolinea moltissimo la qualità dell'attacco in termini di direzione e forza, ha reso meno incomprensibili quegli interminabili istanti i cui Miyamoto sembra scornarsi con l'uke in un gioco di spinta e rilascio prima dell'esecuzione. Adesso che l'ho ritrovato Miyamoto sensei è già partito per la Germania e le sue lezioni mattutine mi mancheranno, non posso dire che il suo Aikido mi faccia impazzire ma trovo che il lavoro sui principi, per quanto ostico, sia coerente ed interessante, e spero di imparare perlomeno a tirare uno shomen-uchi che sia in grado di passare il suo esame.

E poi...alla fine mi è proprio simpatico stò miyammmmmmooto...